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Come diventare traduttore freelance: la mia esperienza e i miei consigli

Aggiornamento: 22 ott 2025

di Sara Pegollo

Quando, molti anni fa, ho deciso di diventare una traduttrice freelance non sapevo cosa volesse dire veramente “essere freelance” e cosa dovessi fare per poter esercitare questa professione in maniera indipendente. Tutto ciò, fino a quando intrapresi il Cammino di Santiago, l’esperienza che mi ha aiutato a scegliere il punto di partenza, a cogliere i segnali giusti durante il percorso e a fidarmi del mio processo di evoluzione nel tempo.


Le prime mille domande


Ci vuole tempo per tutto, soprattutto – a mio parere – per lanciarsi in un’attività

indipendente. Infatti, fino al momento della mia laurea, avevo lavorato come traduttrice freelance svolgendo incarichi acquisiti grazie a piattaforme online e come copywriter part-time. Ma tutto questo non bastava per poter essere indipendente, dato che necessitavo di un maggior numero di clienti fissi.


Anche se dopo la laurea mi sentivo pronta per avviare la mia attività, all’università e con il mio lavoro di traduttrice e copywriter part-time, avevo appreso l’arte della traduzione e perfezionato le tecniche di redazione di testi SEO, ma non sapevo ancora nulla sulla gestione aziendale freelance: 


  • Dove trovo i clienti?

  • Qual è il miglior modo per contattarli?

  • Quali strumenti di gestione mi servono per avere tutto sotto controllo?

  • Come gestisco gli ordini, le fatture, le spese, le recensioni?

  • Come faccio a farmi conoscere online?

  • Come creo un sito web?

  • Quanto chiedo per una traduzione?


Il caos dopo la laurea


Queste erano solo alcune delle domande che iniziarano a frullarmi in testa dopo la laurea. Era il caos più totale, al quale si aggiungeva il fatto che mi trovavo sotto pressione dal punto economico, dato che avevo lasciato il posto di lavoro a tempo pieno per potermi dedicare alla stesura della tesi di laurea con i miei due compagni di corso (I bias di ChatGPT 3.5 nei testi di content marketing e stereotipi di genere italiani e svizzeri: un’analisi tra due culture). Al momento le mie entrate derivavano dal lavoro part-time da copywriter e da qualche incarico di traduzione.


Confusa, misi da parte il progetto “freelance”, anche perché ero consapevole di non avere le basi pratiche sulla gestione di un’attività. Iniziai così ad inviare infinità di curriculum, ricevendo quasi sempre delle mail negative del tipo: “Nach sorgfältiger Prüfung haben wir uns entschieden, den Auswahlprozess mit anderen Kandidat:innen weiterzuführen” ossia: “Dopo un'attenta valutazione, abbiamo deciso di proseguire il processo di selezione con altri candidati.”


Il Cammino di Santiago


La svolta arrivò mentre camminavo in una stradina di un bosco in Portogallo sul Cammino di Santiago. Infatti, durante una mattina uggiosa tipica autunnale, mi squillò il telefono. Avevo inviato uno dei tanti curriculum ad un’agenzia di traduzione a Zurigo per il reparto “vendite”. Durante la telefonata fui invitata per un primo colloquio, che tenne luogo dopo il mio rientro in Svizzera.


Ricordo che non ero molto entusiasta all’idea di lavorare in un ufficio come addetta alle vendite, ma qualcosa mi diceva che da quell’esperienza avrei potuto imparare molto. In fondo, il settore aziendale erano i servizi linguistici – traduzione, interpretariato, revisioni – e la responsabile mi aveva contattata proprio durante il magico Cammino.


La mia esperienza in azienda


Dopo due colloqui, venni assunta e delegata di:


  • Acquisire nuovi clienti.

  • Gestire quelli abituali.

  • Preparare preventivi.

  • Raccogliere recensioni.

  • Curare testi online.

  • Coordinare la parte organizzativa.


Insomma, i miei compiti riguardavano proprio tutto quello che all’università non mi avevano insegnato e quello che mi serviva per rispondere alle domande che mi frullavano in testa dal momento della consegna della mia laurea. Anche se non traducevo per quest’agenzia, stavo raccogliendo gli strumenti necessari per diventare indipendente e lanciarmi nel mondo freelance.


Diventare freelance è un Cammino


E adesso dopo un anno eccomi qui, pronta per “essere* una freelance indipendente”. Quello che ho imparato e che mi sento di dire a chi come me vorrebbe intraprendere questa strada è:


  • Accettare che ci vuole tempo e esperienza per diventare freelance.

  • È normale sentirsi persi dopo un percorso universitario.

  • Le esperienze pratiche fuori dall’accademia sono fondamentali.


Diventare freelance non è un salto nel vuoto: è un percorso fatto di piccoli passi, di segnali da cogliere lungo il proprio Cammino e di fiducia nella propria evoluzione.


Stai pensando anche tu di diventare freelance? O hai già iniziato questo percorso? Raccontami la tua esperienza nei commenti. Sarò felice di leggerti e di risponderti.


Con affetto


Sara


*Qua metto una stellina per precisare che uso il verbo essere per questioni di leggibilità. Tuttavia, ci tengo a sottolineare che non credo e non sostengo le etichette socio-lavorative. Noi siamo esseri umani, non il nostro lavoro.


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